L’articolo d’apertura di questo numero porta l’autorevole firma di Shigenobu Okumura, Shihan, membro del corpo didattico dell’Hombu Dojo. Tema in esame: il vero senso della pratica quotidiana.

Ogni giorno ho la grande fortuna di potermi allenare con gente di ogni parte del mondo; e con l’aumentare delle ore di pratica assieme e dell’abitudine del contatto dell’uno con l’altro, mi accorgo che la situazione cambia. All’inizio ci si scambia solamente un saluto, ma in seguito notiamo che la nostra originaria prevenzione verso qualcuno «estraneo» cade, per far posto ad una reciproca comprensione ed armonia che rende impossibile ogni sorta di litigio o di «combattimento». La gentilezza reciproca sicuramente si evolve verso la fiducia reciproca, ed ultimamente tutto ciò lo avverto più profondamente.

Durante la sua vita il Maestro Morihei Ueshiba, il fondatore dell’Aikido spiegò lo «Spirito dell’Aikido» con queste parole: «L’Aikido è Amore. La Via della Purificazione Marziale (Bu no Michn deve essere interpretata alla luce di queste parole. Questo significa che dobbiamo fare nostro lo Spirito/Mente (cuore) del Cielo e della Terra e,con il Gran Spirito della Protezione Amorosa di tutte le cose, dobbiamo sforzarci di raggiungere il nostro scopo di vita. Sappiate che l’Aikido è una Via (Michi) che implica per prima cosa il superamento di sé stessi. Dopo che questa meta è stata raggiunta, il vostro scopo deve essere quello di far perdere all’avversario la mentalità di contendere con voi. L’ultimo passo è quello di raggiungere uno stato in cui non c’è più alcun nemico nei vostri occhi. Perciò, la tecnica marziale è un modo di manifestare la legge del Cielo dentro di noi, allo scopo di arrivare all’ultimo regno in cui si acquisisce la completa unicità dello spirito e del corpo».

Il significato di questo discorso è profondo, e grande è il suo valore; gente comune come noi non può salire facilmente a questi livelli. Lo scopo finale della pratica dovrebbe essere l’ottenere quel livello di Armonia in cui non c’è nemico.

C’è mai stato, in qualche parte del mondo, un maestro di Arti Marziali, antiche o moderne, con una filosofia così precisa? Benchè non sia molto istruito sulla storia delle Arti, non ne ho mai incontrati durante i miei studi.

Leggendo nei testi più antichi si evidenzia, nei tempi passati del Giappone, la necessità di quella che può essere definita «Arte Marziale Sacra», ovvero un’Arte il cui scopo non sia la morte. A questo principio era correlata una idea simbolicamente chiamata Spirito «Nuboko».

Il Fondatore rendendo propri tali principi, fece un ulteriore passo avanti nel suo regno del «Bu è Amore ed è proprio seguendo questo principio che l’arte di O Sensei si differenziò dal Jujitsu dei sistemi classici. C’è un vecchio detto circa la relazione tra il cuore e la forma: il pensiero prende una forma appropriata, ma le concettualizzazioni devono passare attraverso la forma.

– Questa relazione è ugualmente vera per l’interazione tra il nostro spirito e la nostra tecnica. Quelli che praticavano con O Sensei, lo sentivano dire spesso che nenkiri, la forza della fede, è il ponte che ci porta all’Aiki.

Facile vedere, con il passar del tempo, come lo spirito e le idee del fondatore di un movimento vengano dimenticate da quelli venuti dopo di lui. Come diligenti praticanti dell’Aikido, dobbiamo fare uno sforzo speciale per promuovere lo spirito del Fondatore, altrimenti una parte della nostra tecnica se ne andrà per una sua direzione lasciandosi dietro lo spirito, ed a noi rimarrà solo la vuota parvenza di una forma senza contenuto.

Quelli che sono istruttori di Allei-do, dovrebbero leggere il più possibile gli scritti e le poesie del Fondatore. Sinceramente spero che lo facciano e che, attraverso le sue parole, ristabiliscano il contatto con lo spirito di O Sensei. Dopodichè potranno sforzarsi affinché questo spirito si manifesti nelle loro tecniche. Ciò è importante, perché, come gli antichi hanno largamente affermato, un cambiamento dello spirito sicuramente si riflette nella tecnica.

Similmente, tutti noi abbiamo il dovere di mantenere vivo l’interesse di incontrarci con gli Aikidoka di tutte le nazioni, in modo da realizzare il grande concetto del «Mondo dell’Armonia» proprio del pensiero del Fondatore. Deve essere un mondo che supera i confini tra le nazioni e le divisioni delle razze.

Spero con tutto il cuore che i nostri allenamenti giornalieri divengano preghiere per la pace nel mondo, e che in questo modo la nostra pratica sia di aiuto nel mandare avanti la reciproca esistenza e la prosperità di tutti i popoli nel XXI secolo.

Shigenobu OKUMURA

AIKIDO

PERIODICO SEMESTRALE DI CULTURA TADIZIONALE GIAPPONESE- SEZIONE AIKIKAI D’ITALIA

ANNO XVII – N. 1 – APRILE 1987