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Werner Lind –

Ed. Mediterranee –

Pagine 208 –

Come dichiarato nel sottotitolo, Werner Lind volge lo sguardo all’aspetto spirituale delle arti marziali e l’oggetto della sua ricerca lo spinge a una sorta di rivalutazione di “tutti i principi fondamentali del Budo che non vengono contemplati nelle arti marziali moderne.” L’autore precisa che l’intento è quello di dimostrare “cosa sono state e cosa potrebbero tornare a rappresentare se chi le esercita scoprisse una Via rinnovata, la Via che in passato le ha poste in essere.”

Seguono le venti regole che il Maestro Funakoshi riteneva andassero seguite dai praticanti,  non solo nell’ambito della pratica ma, come recita la ventesima e ultima regola, in generale nella vita: ”Vivi queste regole nella vita quotidiana.

Siamo quindi in presenza di un vero Credo, dove il maestro è Il Maestro e infatti, poco più avanti, vengono citati “Gesù Cristo, Buddha e Maometto” i quali, secondo Lind, indicavano la stessa Via  mentre, purtroppo, la massa ha solo cercato forme da imitare. Da quanto a noi risulta, a parte alcune encicliche dei Pontefici cattolici e qualche sermone di Imam islamici, è un discorso che circola con una certa frequenza quando si chiacchiera di religioni; difficilmente però al Buddismo viene tesa la mano  dalle religioni monoteistiche e questo perché, qua e là, vi si scorge un pericoloso nichilismo. Naturalmente si tratta solo di quisquilie perché quello che conta è la Via, o meglio il Do.

L’Autore analizza il Do in quanto “principio dell’ideologia Asiatica” ovvero “un continuo liberarsi dai vincoli del pensiero convenzionale” che porta l’individuo libero a unirsi attraverso il riconoscimento di sé  a un “significato interiore”.

La ricerca della Via valorizza la tendenza dell’uomo al significato, che non va confuso con la forma, perché “L’uomo che si lascia andare alle forme senza cercarne il significato non è migliore degli animali. Un sistema acquista significato solo se esperito lungo la Via …” A questo punto il lettore attento e sensibile avverte odore di dottrina egemonizzante fritta in olio di pensiero unico un po’ riciclato, come quello dei ristoranti orientali di non eccellente qualità, ma è presto per tirare giudizi, è doveroso approfondire.

Ecco subito comparire un elemento classico, presente in diverse dottrine e filosofie:  la triade che per Lind è composta da: Maestro eterno, Maestro incarnato, Maestro interiore, che nel mondo di noi umili praticanti corrispondono rispettivamente alla Via, al Sensei, all’Allievo. Se si volesse tradurre la triade  con altre formule orientali potremmo pensare a Cielo, Terra, Uomo; Corpo, Mente, Spirito. Se invece ci volessimo spostare in occidente avremmo l’imbarazzo della scelta nella religione, nella filosofia, nella tragedia greca.

La dialettica si nutre di triadi da tempi immemorabili ed esse  funzionano quasi sempre affascinando la mente con la loro ciclicità ipnotica e un po’ magica.

Per gli appassionati studenti occidentali che si avventurano alla ricerca della dottrina Filosofica delle arti marziali orientali, le triadi dialettiche, ma anche le associazioni di quattro, cinque, enne elementi che dilagano nei testi, sono come il Valetudo tra le forme di lotta. Valgono gli esagrammi dell’I King, lo Zen,  il Taoismo, la critica Kantiana (su cui l’autore esprime un giudizio assai singolare), le 101 storie Zen, quelle  vere e quelle false, Fichte, Goethe, Soho, Tomas von Kempen, Herman Hesse, G. E. Lessing, Otto Ludwig,W. Von Humboldt, Tsao Huse Kin, Eugen Roth, Yoshida Kenkyo e anche la meditazione del Mistero di Dio di Romano Guardini, Inazzo Nitobe, naturalmente Confucio e inevitabilmente Herrigel, di cui a quanto pare Lind non conosce la vera storia, ma non ha importanza. Se è vero Valetudo, vale tutto; perché tutto è, non è, diviene… Nell’affascinante, magica e spirituale filosofia delle arti marziali.