(L) Paolo La Manna –

Ed. Bibliotheka –

Pagine 560 –

Se vi chiedete cosa possa averci a che fare un racconto fantasy con le arti marziali, oltre al fatto che l’autore è un praticante di Aikido, prendete in esame quanto segue:

L’arma non deve essere schivata con facilità, non perché la stringi con forza, ma perché la usi con granitica risolutezza. Controlla la tua spada! Non è lei a guidare te, devi essere tu a governarla.

Non devi colpire con le braccia! Il colpo va inferto con tutto il corpo, altrimenti non avrai abbastanza forze e verrai disarmato. Colpisci con il corpo: gira il capo di lato e percuoti al petto con la spalla; controlla il respiro e usa tutta la forza possibile.

Bene ciascuno di questi brani, è per metà l’insegnamento di Utrherd Gamarel, maestro d’armi del giovane principe Krahu in “Arthaleorn”, per l’altra metà un consiglio di Miyamoto Musashi nel “Libro dei cinque anelli”.

Tra boschi, Elfe albine, Uomini e Mezzelfi si dispiega una storia avvincente e fantastica in cui, dallo sferragliare delle spade, dal sibilo delle frecce e dal sudore dei corpi in battaglia, si avverte l’esperienza in prima persona e la passione per le arti marziali di chi scrive.

Per ‘tutti coloro che hanno operato l’audace scelta di non abbandonare la fantasia’ e per ‘tutti coloro che invece l’hanno abbandonata da tempo,’ a cui l’autore si rivolge nella dedica, si mostra come il limite tra dentro e fuori, tra fantasia e realtà, è sempre molto vago. Lo è a tal punto che il vissuto e i suggerimenti che se ne possono ricavare spesso si equivalgono.