Il principio della fluidità e armonia del movimento nello sviluppo delle tecniche in Osteopatia

Roma, 4 Dicembre 2012

Daniele della Posta D.O.

Elena Gabrielli VI dan Aikido

Perché questo seminario!?

Durante il percorso di studi (che non termina con il conseguimento del diploma) ogni osteopata incontra altre discipline che esplorano il significato della vita e della salute dell’uomo, secondo i principi fondanti che se comparati ci mostrano non solo la loro similitudine, ma addirittura la loro sovrapponibilità, come appunto accade nel caso dell’aikido.

Il primo principio, la vita è movimento, di sicuro è universale e inconfutabile, ma lo studio del movimento non è per tutte le discipline una priorità: per un praticante di osteopatia e di aikido lo studio del movimento è basilare.

Ma cosa è il movimento?

Il movimento nell’osteopatia è l’espressione della dinamica energetica dell’organismo.

 

Quindi parliamo di un movimento profondo, percettibile a pochi, che organizza le risposte dell’organismo a tutti gli stimoli ambientali, e che si organizza attraverso diversi livelli fino a manifestarsi anche con il movimento muscolo-scheletrico.

Anche nell’aikido il movimento è l’espressione dell’atteggiamento interiore, e quindi l’armonia del movimento a qualsiasi livello si esprima dipende dalla fluidità e capacità di compenetrazione della forza energetica da cui parte, che è sempre molto profonda.

Il riequilibrio delle energie è largamente diffuso nelle pratiche terapeutiche olistiche, ma sia l’aikido che l’osteopatia si occupano di energia, non solo meccanica, soprattutto attraverso l’uso e lo studio di tecniche specifiche al movimento di porzioni più o meno ampie dell’essere umano.

L’altro principio che rende inconfondibili lo studio dell’aikido e dell’osteopatia è la legge naturale del senso del movimento che avviene sempre nella direzione della minor resistenza. Anche questo principio seppur universale viene perseguito secondo dei canoni di studio simili da osteopati e aikidoki in quanto attenti non tanto alla forza da esercitare, ma soprattutto alla forza con cui entrare in relazione e gestire per armonizzarne il movimento.

L’Aikido

Significati e scopi

L’Aikido AI (armonia) KI (energia vitale) DO (Via) è un’arte marziale giapponese di difesa ma anche una disciplina per lo sviluppo, l’integrazione e l’utilizzazione più completa delle energie umane, da quelle fisiche e mentali a quelle spirituali.

Concepito da quel grande esperto di arti marziali che è stato Morihei Ueshiba (1883 – 1969), l’Aikido nasce dalla concezione del Fondatore secondo la quale i principi che regolano la pratica sono gli stessi che governano la natura.

Nella maggior parte delle arti marziali moderne, il combattimento è ancora lo strumento base dell’esperienza marziale, l’Aikido si sottrae a questa condizione. La differenza caratteristica dell’Aikido, consiste nel passaggio da un’arte marziale aggressiva ad un’arte marziale esclusivamente difensiva: ogni tecnica ha motivo di essere applicata solo come risposta difensiva ad un attacco.

l’Aikido si distingue dalle altre arti marziali per la completezza della pratica. Oltre all’aspetto strettamente difensivo, che comunque implica il concetto di salute, l’Aikido influisce in modo salutare sia sul fisico sia sulla mente. Nell’Aikido, inoltre, troviamo un punto di contatto con la Medicina Orientale, secondo le cui il benessere fisico è strettamente legato a quello psichico ed entrambi dipendono dall’equilibrio tra l’energia vitale dell’individuo e l’energia universale.

 

I movimenti circolari propri di questa arte marziale si realizzano nel proiettare o immobilizzare l’attaccante, convogliando l’energia dell’attacco nel modo più appropriato alla circostanza, seguendo la via della morbidezza e del non contrasto. (Il movimento circolare o spiroide riguarda la maggior parte dei movimenti che si sviluppano all’interno del nostro organismo. Dalle turbolenze dei liquidi alle traiettorie dei tessuti e delle articolazioni ci troviamo di fronte alla stessa immagine di caos deterministico che spesso si associa a geometrie spiroidi. Tale geometria deve svilupparsi quindi anche all’interno di una tecnica osteopatica secondo le conoscenze teoriche che l’osteopata ha della tecnica, integrate alle sensazioni che riceve dal proprio ascolto e quindi dal contesto, per rispettare il principio di morbidezza e non contrasto.)

Nella pratica non esiste l’avversario, ma uke (chi attacca) e tori (chi si difende) si armonizzano in una realtà unica dove uke non è semplicemente l’attaccante, ma il compagno e fruitore di ogni esperienza volta alla comprensione dell’Aikido. Significativo il valore paritario di uke e tori.

(Nella pratica osteopatica si usa parlare di paziente e terapeuta, ma in realtà dobbiamo pensare che non esiste il malato o la malattia, ma una persona che ha semplicemente perso il suo equilibrio funzionale, e colui che cercherà di dargli gli stimoli giusti per l’auto-riorganizzazione del proprio equilibrio (comunemente chiamata autoguarigione). La ricerca della salute della persona, che non è altro che l’integrità totale organizzativa delle parti che la determinano, è lo scopo della seduta osteopatica; tale ricerca passa anche attraverso il riconoscimento delle disfunzioni, ma prima di tutto è attraverso l’approccio a queste disfunzioni e non semplicemente correggendole che la si trova. Aiutare le parti del corpo a recuperare la loro capacità di autoguarigione è tutto ciò che bisogna fare).

Questo non significa che le tecniche dell’Aikido siano inefficaci, ma che il loro scopo non è la vittoria sull’avversario, piuttosto riportarlo nello stato di inoffensività nel modo più incruento e nello stesso tempo, più convincente possibile. (le tecniche osteopatiche non sono mirate alla vittoria sulla malattia, ma alla riarmonizzazione degli equilibri corporei e quindi permettere all’organismo di ritrovare al più presto la salute. Le disfunzioni non sono altro che una risposta organizzata del corpo nel tentativo di ristabilire la salute, cioè di riconnettersi all’intero sistema, e quindi non sono la malattia. Una problematica sarà tanto più forte quanto più è organizzata. Nella maggior organizzazione della disfunzione troviamo ovviamente un equilibrio intrinseco che rafforzandosi non permette al distretto in disfunzione di relazionarsi alle forze di equilibrio dell’intero organismo. Da questo conflitto emerge la malattia. A questo punto entra in gioco l’osteopata per ripristinare la relazione tra i due equilibri contrapposti, e riportare il distretto in disfunzione in armonia con il resto del corpo).

Ripetuti e costanti sono i riferimenti al concetto di hara (addome) e al tanden (centro addominale ) nella sua funzione di punto di coordinamento mentale e fisico e al concetto di ki l’energia vitale. (questi ci riportano all’idea di respirazione e diaframma muscolo importantissimo nella pratica osteopatica che non riguarda solo il paziente, ma prima di tutto il terapeuta. il respiro è un esempio della fluidità energetica, indispensabile per il mantenimento degli equilibrio vitali e necessario alla corretta impostazione di qualsiasi azione, anche terapeutica).

Gli esercizi di pratica sono finalizzati ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé e a sviluppare sensibilità e capacità percettive.

Principi della pratica

  • Consapevolezza che la tecnica serve a realizzare lo sviluppo dell’intero movimento del corpo;

(come in ogni azione della pratica aikidoka la consapevolezza deve riguardare uke e tori, anche quella osteopatica prevede che ci sia una consapevolezza sia del paziente che dell’osteopata, ove quella del paziente è data dalla innata conoscenza dei tessuti mentre quella dell’osteopata dallo sviluppo sempre maggiore della consapevolezza della relazione con questi attraverso il suo movimento.)

  • Attitudine (Shisei). Il movimento del corpo nasce dalla giusta attitudine. Shisei è l’armonico equilibrio tra kamae (guardia, modo di porsi davanti al partner), l’atteggiamento interiore e la forma corporea

(l’attitudine in osteopatia vale sia per la persona in squilibrio che il terapeuta. In base alla gravità dello squilibrio del paziente si deve permettere al corpo di sopportare le sollecitazioni che il terapeuta ha deciso di dargli, e quindi favorire non tanto il rilassamento muscolare ma la possibilità di mantenere uno stato di pretensionamento adeguato che corrisponde al flusso energetico che scorre liberamente. Ovviamente questo e’ un obiettivo che l’osteopata si pone in quanto il paziente avrà difficoltà a raggiungere spontaneamente.

A livello tecnico tale equilibrio si manifesta attraverso alcuni elementi:

  • postura corretta e respirazione tranquilla;
  • assenza di sforzo (lo sforzo indica la presenza nell’azione di movimenti non necessari);

ll confort e’ una necessita’ indispensabile affinché si instauri una relazione

  • assenza di attriti (il corpo deve muoversi con movimenti armoniosi senza scatti o forzature);

Importante il raggiungimento del punto neutro o di bilanciamento in ogni tecnica osteopatica prima di eseguirla.

  • reversibilità della tecnica (possibilità in qualsiasi momento di poter cambiare la tecnica o la direzione).

si e’ abituati a descrivere le tecniche come funzionali o strutturali. Molte volte e’ necessario modificare l’approccio durante lo svolgimento della tecnica stessa e questo accade più’ frequentemente quando si trattano le fasce.

La respirazione (Kokyu)

Lavorare con una buona attitudine è avere, durante l’esecuzione di ogni tecnica, la consapevolezza della propria respirazione.

L’inspirazione coincide con il momento iniziale quando si trova il contatto con uke.

La fase dell’inspirazione è il momento dell’accoglimento, dove l’energia di uke viene convogliata all’interno della dinamica del movimento.

L’espirazione avviene nella fase conclusiva, quando nella proiezione o immobilizzazione, l’energia di tori viene indirizzata all’esterno.

(L’osteopata accoglie il movimento del tessuto con una fase di inspirazione che si alternerà con la fase di espirazione nel momento in cui non avvertirà più la spinta del tessuto che ha accolto; questo processo si può protrarre per qualche ciclo respiratorio e non oltre il minuto. Se sarà necessario si ripeterà nuovamente la tecnica sulla stessa parte fino alla riarmonizzazione di questa).

In una realtà virtuale, ogni tecnica si potrebbe ricondurre all’atto respiratorio.

Durante gli esercizi specifici di respirazione, le braccia si muovono seguendo e regolando il ritmo dei polmoni. Ogni esercizio inizia con un’espirazione, per introdurre nei polmoni aria nuova è necessario prima espellere quella vecchia.

Gli esercizi respiratori all’inizio dell’allenamento servono a predisporre alla pratica, a creare un distacco dal ritmo della vita di ogni giorno e a lasciare fuori ogni problematica personale.

Alla fine, aiutano a ripristinare un ritmo respiratorio tranquillo. (fondamentale prima di cominciare ogni seduta osteopatica)

Dapprima il ritmo dell’esercizio sarà più veloce; poi più lento fino a che, naturalmente, la respirazione sarà tornata regolare.

La relazione con il partner

La relazione Uke/Tori è una delle caratteristiche dell’Aïkido.

I principi dell’aikido si applicano e si sviluppano nel lavoro con il proprio partner.

La pratica non è soltanto conoscenza delle tecniche, ma è piuttosto il risultato della relazione Uke/Tori.

La relazione Uke/Tori s’inscrive in una dimensione di collaborazione. Parlare di collaborazione nel quadro di un’arte marziale può sorprendere. Ma la collaborazione nella pratica non significa falsare le tecniche quanto piuttosto rispettare sia l’esigenza tecnica e sia l’integrità di Uke

Tori deve essere in grado di applicare la tecnica rispettando i criteri della difesa senza ferire Uke.

Nell’aikido è fondamentale l’adattabilità: (così nell’osteopatia)

– adattabilità alla situazione strategica (considerare se possiamo essere efficaci con i nostri strumenti sulla condizione del paziente; diagnosi)

– adattabilità al proprio partner, caratterizzata dall’ascolto e dalla presa in considerazione dell’altro. Tori deve adattare il suo comportamento (scelta della tecnica e/o modo di effettuare la tecnica) a Uke (il suo attacco, il suo livello, le sue capacità). Uke, sarà lo specchio del comportamento di Tori. (scelta della tecnica più appropriata alla condizione considerata nei suoi molteplici aspetti; stato del paziente, stato dell’osteopata).

I principi della pratica che dipendono da un atteggiamento mentale e attitudinale, si manifestano nella relazione uke/tori attraverso l’applicazione di principi tecnici

La pratica

Fare esperienza di sé, prendere contatto con il partner

Saluto (Rei)

Aspetti fisici: Respirazione profonda e consapevole, allentamento delle tensioni

Aspetti mentali: Predisposizione alla pratica, al rapporto con un partner, ad una condizione di tranquillità

Individuazione mentale dell’asse

Centralità e stabilità

Taisabaki (spostamenti del corpo)

Esercizi individuali

kaiten

shihogiri

tenkan

irimi tenkan

Esercizi con un partner

tenkan ho

tenkan – kaiten – irimi

Lavoro sulle articolazioni

Percezione e sensibilità

Tecniche di immobilizzazione: i 5 principi

le tecniche di immobilizzazione in osteopatia non esistono ma esistono tecniche di posizionamento che richiedono delle evoluzioni più o meno rapide sempre secondo il principio della minor resistenza. Seppur le tecniche di immobilizzazione siano totalmente diverse nella esecuzione l’osservazione ci aiuta a sviluppare delle riflessioni osteopatiche interessanti.

Esercizi individuali

nikyo, kotegaeshi, sankyo

Esercizi con un partner

ikkyo

ikkyo, nikyo, sankyo, yonkyo, gokyo (significato dello sviluppo dei 5 principi)

Esercizi sul proprio equilibrio e su quello del partner

L’equilibrio del corpo si riflette sull’equilibrio interiore e viceversa

Tecniche di proiezione, il corpo nello spazio

Esercizi individuali

ushiro ukemi

Esercizi con un partner

shihonage

iriminage