Piccolo manuale di autodifesa verbale

(L)  Barbara Berckhan –

Ed. URRA –

Pagine 144 –

Alle medie andavo a judo, come tutti quanti. Un cliché per un undicenne. Ero convinto che con un corso di arti marziali sarei riuscito a superare i limiti del mio fisico tutt’altro che imponente, addirittura speravo di arrivare a incutere un reverenziale timore nei miei coetanei, come con naturalezza riuscivano a fare gli amici meglio equipaggiati in peso e muscolatura. Rimasi piuttosto deluso quando alla prima lezione – in uno scantinato che puzzava di muffa – il maestro ci spiegò che la parola judo si poteva tradurre come “via della gentilezza”, e che avremmo imparato a usare la forza dell’avversario per sottometterlo. Delusione, dicevo: volevo diventare forte, io, dell’avversario me ne fregavo.
C’è voluto un po’ di tempo, prima che capissi quanto poteva essere efficace quell’approccio all’apparenza morbido: lanci e leve funzionavano indipendentemente dalla furia dell’attacco subito. Era affascinante. Non sarei mai diventato il duro che volevo, ma mi sentivo meglio.
JUDO CON LE PAROLE La stessa sensazione si prova appena chiuso il libro scritto da Barbara Berckhan. Tedesca, cinquantasette anni, pedagoga e psicologa per formazione, la Berckhan dai Novanta in poi si è dedicata – come dice lei – “alla ricerca di metodi per migliorare i rapporti tra le persone”: un percorso sfociato nella scrittura di saggi capaci di vendere un milione e mezzo di copie in dodici paesi, tra i quali l’Italia. Tra questi il “Piccolo manuale di autodifesa verbale”, fresco di stampa nella collana Urrà dell’editore milanese Apogeo. Il titolo originale a dire il vero rende meglio l’idea: “Judo mit Worten”, “Judo con le parole”. L’approccio, in effetti, è lo stesso dell’arte marziale giapponese: strategie capaci di rendere inoffensivo un attacco verbale, esclusivamente mirate alla difesa, mai all’attacco; semplici, facili da memorizzare, senza formulazioni complesse, applicabili in ogni situazione e quindi universali. Barbara Berckhan però va oltre le intenzioni del professor Jigoro Kano, fondatore (della versione fisica) del judo: le tecniche del “Piccolo manuale di autodifesa verbale” non solo portano alla sconfitta dell’avversario, ma riescono a non intaccare le vostre relazioni con quest’ultimo. Difficile da credere, a prima vista.
Eppure la tattica morbida serve soprattutto a questo: evitare il combattimento, che provoca strascichi negativi. E poi è fonte di stress, non fa bene alla salute, anche se si vince. L’ormone che ci fa produrre, il cortisolo, attacca il cuore e la circolazione, disturba la digestione e la libido. Meglio farne a meno. Chiaro perciò che il fondamentale presupposto di ogni controstrategia sia sempre lo stesso: rimanere calmi. La lucidità è l’arma più importante.

Racconta Barbara Berckhan che chi frequenta i suoi seminari di comunicazione si presenta spesso davanti a lei con lo stesso atteggiamento con cui io mi sono presentato davanti al primo maestro di judo: sogna di diventare maestro di dialettica, capace di mettere al tappeto con una risposta pronta, brillante e spontanea al tempo stesso, chiunque sia arrogante o irrispettoso. Meglio spegnere subito un’illusione del genere: si tratta di una capacità estremamente ardua da conquistare, nonostante gli illustri esempi di chi, attraverso la storia, si è esercitato nell’arte della tenzone verbale, dai poeti medievali ai rapper. La vita reale non è un episodio di Mad Men, senza copione è difficile mettere in scena uno scambio di battute perfetto. L’unico modo per migliorare la propria capacità di risposta alla provocazione è piuttosto quello di abbassare le aspettative e di conseguenza il proprio livello di stress: ancora una volta, l’ansia da prestazione non è un buon viatico per improvvisare controstrategie verbali efficaci. E poi, spesso non è necessario neppure rispondere: davanti a un’offesa inaspettata si può scegliere il silenzio, che non è una resa a meno che noi stessi non lo interpretiamo come tale. Perché perdere tempo a rispondere allo sconosciuto che ci insulta? Non è necessario alla nostra vita futura, meglio ignorarlo. Quando possibile, ovviamente.

 

Barbara Berckhan, Piccolo manuale di autodifesa verbale, Urrà edizioni

https://d.repubblica.it/attualita/2014/01/23